{"id":8270,"date":"2017-09-11T19:31:36","date_gmt":"2017-09-11T17:31:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.icripalimosani.edu.it\/?p=8270"},"modified":"2017-09-11T19:31:36","modified_gmt":"2017-09-11T17:31:36","slug":"il-primo-giorno-di-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/icripalimosani.edu.it\/site\/2017\/09\/11\/il-primo-giorno-di-scuola\/","title":{"rendered":"Il primo giorno di scuola&#8230;."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<section class=\"article-body article-body-blog scuola\">Ogni primo giorno di scuola ricorda<strong> la \u201cnostra\u201d prima volta<\/strong>. Ve la ricordate?\u00a0Forse \u00e8 solo un\u2019immagine sfocata, una di quelle fotografie scattate dalla nostra memoria ma rimaste opache. Quella mattina torna in mente ogni anno osservando <strong>i bambini<\/strong> che arrivano a scuola per la loro prima volta: schiamazzano, trainano quella cartella che non hanno mai avuto in maniera goffa, qualcuno ha gli occhi gonfi di lacrime, qualcun altro guarda la mamma che si allontana come se la dovesse perdere per sempre. Per un attimo rivedo il mio banco<strong> in formica azzurro<\/strong>, credo di ricordare sulla destra dell\u2019aula; <strong>il mio grembiule blu<\/strong>; quello sguardo curioso e birichino che avevo come avrebbe scritto l\u2019insegnante qualche mese dopo sulla pagella.\u00a0E poi i miei compagni: Rinaldo, Domenico, Silvia, Mascia, Alberto. Di alcuni di loro so che fine hanno fatto, altri sono solo un volto bambino rimasto impresso nei pensieri che scorrono.<\/p>\n<p>E poi <strong>la maestra:<\/strong> <strong>Teresa<\/strong>.\u00a0Ai miei occhi appariva gi\u00e0 \u201cvecchia\u201d ma avr\u00e0 avuto circa 50 anni. <strong>Quegli occhi azzurri<\/strong>, quegli occhiali con la catenella rossa, quel sorriso rassicurante non l\u2019ho mai scordato. Persino le sue forme un po\u2019 arrotondate mi rassicuravano.\u00a0Lo scorso anno sono stato a trovarla in un ospizio per anziani. Quando entri in questi luoghi, gli anziani ti appaiono tutti uguali.<br \/>\nA fatica sono riuscito a distinguere tra tutte quelle teste canute quella della mia maestra. <strong>E\u2019 stata lei a riconoscermi<\/strong> e a chiamarmi: \u201cAlex, Alex\u201d.<\/p>\n<p>Il mio nome, pronunciato con un filo di voce ma in maniera netta, chiara, \u00e8 suonato alle mie orecchie come quella prima volta. In quel momento la maestra e il suo alunno <strong>rinnovavano quella promessa<\/strong>, l\u2019 \u201caffidarsi\u201d, quell\u2019impegno a stringersi la mano. La maestra aveva riconosciuto dopo anni quel bambino e quel bambino cercava di nuovo quello sguardo.\u00a0E\u2019 l\u00ec che ho compreso cosa accade la prima volta.\u00a0Il primo giorno di scuola incontri una di quelle poche persone che <strong>ti cambier\u00e0 la vita<\/strong>, che ti indicher\u00e0 delle strade, che lascer\u00e0 una traccia, che volente o nolente plasmer\u00e0 con le sue mani quell\u2019argilla informe che ti porti addosso.<\/p>\n<p>E\u2019 la maestra, il maestro che ti pu\u00f2 far <strong>appassionare alla lettura<\/strong>, che ti pu\u00f2 far provare la gioia della scoperta, che pu\u00f2 <strong>educarti a essere curioso<\/strong>.\u00a0Tutti imparano a leggere e scrivere. Tutti i maestri sanno insegnarti a leggere e a scrivere.<strong>\u00a0La differenza la fa la vita<\/strong> di quel maestro\/a. <strong>Teresa<\/strong> per cinque anni mi aveva parlato del Mozambico, terra di missione di suo nipote.<br \/>\nIo, cresciuto in una famiglia dove non solo non c\u2019erano i libri, ma nemmeno la libreria, non sapevo nulla di quel posto in fondo all\u2019Africa. Eppure, a 18 anni<strong> il mio primo viaggio<\/strong> l\u2019ho fatto in Mozambico.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 <strong>in classe non pu\u00f2 entrare chiunque,<\/strong> ma uomini e donne che sappiano avere una relazione con i bambini; maestri e maestre che abbiano delle vite \u201cricche\u201d e non impoverite dalla burocrazia, dal desiderio di voti e verifiche.\u00a0Insegnanti che sappiano sorridere: \u201c<strong>Nelle nostre scuole<\/strong>. Generalmente parlando, si ride troppo poco \u2013 scriveva Gianni Rodari -. L\u2019idea che l\u2019educazione della mente debba essere una cosa tetra \u00e8 tra le pi\u00f9 difficili da combattere\u201d.\u00a0<strong>I maestri non sono tutti uguali<\/strong>. E\u2019 infingardo immaginare un maestro adatto a un bambino di sei cos\u00ec come a quello di dieci. E\u2019 ipocrita dire che tutti sanno <strong>ascoltare, ridere, osservare<\/strong> un bambino o un ragazzo di dieci anni.\u00a0<strong>Quel maestro o quella maestra<\/strong> che avete incontrato stamattina non lo dimenticherete pi\u00f9 solo se sar\u00e0 stato davvero <strong>\u201cmagister\u201d,<\/strong> il pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Quella prima volta la descrive molto bene <strong>Alberto Asor Rosa<\/strong> nel suo primo capitolo di <em>Amori sospesi<\/em>: \u201c<strong>La mano di Emanuele<\/strong> pass\u00f2 da quella della madre a quella della signora alta e composta, e ambedue si allontanarono verso la schiera gi\u00e0 schiamazzante dei suoi presunti compagni. Sempre camminando al fianco di questa signora, che ogni tanto, sia pure dolcemente lo strattonava per la mano, Emanuele volse la testa e si guard\u00f2 indietro. Perch\u00e9 sua madre non veniva anche lei? Perch\u00e9 se ne andava? Perch\u00e9<strong> lo salutava da lontano<\/strong> con quello strano sguardo negli occhi \u2013 sorpresa, stupore, dispiacere, malessere, imbarazzo, rammarico, insomma chiss\u00e0 \u2013 che prima non c\u2019era mai stato? Emanuele cap\u00ec che<strong> il mondo in quel momento era cambiato<\/strong>, e che non sarebbe pi\u00f9 stato come prima\u201d.<\/p>\n<p>Alex Corlazzoli<\/p>\n<\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ogni primo giorno di scuola ricorda la \u201cnostra\u201d prima volta. Ve la ricordate?\u00a0Forse \u00e8 solo un\u2019immagine sfocata, una di quelle fotografie scattate dalla nostra memoria ma rimaste opache. 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